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Du traduire, de la traductabilité, de l’impossible

2,3 e 4 Febbraio 2018
Libreria Stendhal di Roma
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Piazza S. Luigi De’ Francesi, 23.

Con:
Ghislaine Biodjekian, Martine Frézouls, Albert et Thérèse Hilbold, Pierre Isenmann, Nadia Maire
In collaborazione con:
Pia de Silvestris, Marie-Eve Venturino, Carmen Tagliaferri e Christine Dal Bon.

 

 

Programma

Venerdi 2 febbraio dalle ore 19:00 Dall’Ateliers de Lecture alla Fabrique du Dir.

Sabato 3 febbraio dalle ore 19:00 Presentazione del film Itinerari da parte di Maie Lefret e Carolle Masson con Laura Grignoli (che ha creato un istituto di arte-terapia), Piero Rufo (scultore), e Pierre Isenmann.

Domenica 4 febbraio dalle ore 9:00 alle 13:00 Dalla cura alla scrittura, incontro e dibattito. Lettura condivisa d’un testo in piccoli gruppi con, in ogni gruppo, un traduttore o una traduttrice, elaborazione in italiano e in francese, discussione nel grande gruppo.

 

Se consideriamo, anzitutto, l’espressione verbale, come è circoscritta nel sogno, si nota che la sua sonorità, corpus dell’espressione , non si cancella davanti al significato…. Ora un corpus verbale non si lascia tradurre o trasportare in un’altra lingua , ed è proprio questo corpus che la traduzione lascia cadere.
Lasciar cadere il corpus (del verbo), è l’energia essenziale della traduzione. Quando si restituisce nuovamente un corpus allora è poesia (Derida, la scrittura e la differenza, scena della scrittura, Seui  1967).

La  pratica  di tradurre il significato in un’altra lingua straniera o la ricerca del senso di eredità davanti all’altro del transfert - quindi in riferimento al terzo che rappresenta, nel caso del testo originale, cioè nell’altro del materiale originale – si forma evidentemente con l’accettazione di un limite, cioè l’accettazione della perdita di un resto. Tradurre è finalmente consentire l’esilio. (Janine Altounian De la cure à l’écriture. L’élaboration de l’héritage traumatique, PUF).