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In questo periodo di emergenza la sezione è dedicata a raccogliere i vostri racconti dalla "zona rossa"

L’osservatore

L’osservatore è qualcuno che, siccome non è ingrato e tutto quello che osserva è qualcosa che gli viene donato, lo restituisce con un sovrappiù di senso. La leggerezza di un sovrappiù.

L’osservatore è uno che – in controtendenza con la crisi globale – riesce a risparmiare il plusvalore e  farne tesoro. Senza interessi.

L’osservatore provoca la metamorfosi, modifica la cittadinanza, evoca l’esotico, incorona i poeti, trasforma il brutto anatroccolo in cigno, un adolescente in Apollo, una spalla in architrave.

L’osservatore è uno che fa domande e insinua il dubbio.
L’osservatore è un sovversivo?
L’osservatore è un rompiscatole.

L’osservatore è un tizio perennemente a dieta, in astinenza, e come tutti quelli che stanno a dieta immagina cibi che non può mangiare, frammenti di corpi da cannibalizzare, torsi – o erano torsoli – abbandonati nel piatto, pasti scintillanti.
L’osservatore è uno che ha sempre fame.

L’osservatore è un voyeur che non si cura del tutto, pietra sfigurata e tozza, ma di pezzi di vita che sorridono e abbagliano, mentre bollono nel pentolone del suo sguardo.

L’osservatore vorrebbe essere un giovane dio restauratore, che vede attraverso il diafano orlo del tempo e dello spazio e lo restituisce, erotica apparenza di una mazza da baseball.

All’osservatore piacerebbe avere uno sguardo originario e proporsi come sorgente vitale, invece è costretto ad osservare sassi pesanti, che dal suo sguardo non sempre prendono vita.


ACROSTICO DELLA PAROLA “SCARTO” (le tante parole NON DETTE di ogni osservazione … e della nostra vita!)

S ilenzioso e illusorio

C onfine tra pieno e vuoto, soglia a cavallo di sogni

A ncestrali e trasgressioni nel cassetto

R otola giù dai picchi di un’ideale giovinezza il

T rascinante e nudo mistero dell’

O SSERVAZIONE


ACROSTICO DELLA PAROLA “SPECCHIO”  

S ogno, immagine sfumata che appare e scompare

P er dirci qualcosa

E

C ome gli errori di un attimo, gli scarti, i piccoli gesti, è occasione di

C onoscenza di noi stessi

H a la capacità di mostrare anche ciò che non si mostra

I n una parola è la condizione, l’essenza e l’anima dell’

O SSERVAZIONE