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In questo periodo di emergenza la sezione è dedicata a raccogliere i vostri racconti dalla "zona rossa"

In una notte generativa di emozioni, il mio inconscio mi chiama a pensare a ciò che vorrei trasmettere a chi come "la me" di quattro anni fa si trova lo sconfinato davanti.

Dopo l'università che ci titola come psicologi ci troviamo a scegliere nel marasma dell'inesplorato il nostro percorso. É solo l'inizio di un viaggio avventuroso, tortuoso, illuminato ma anche ricco di ombre, le nostre ombre, lo sconosciuto dentro di noi.

Oggi al quarto anno di specializzazione ripercorro il ricordo del mio arrivo in Coirag, decine di volte in questi giorni mi è tornato alla mente il mio colloquio di ammissione alla scuola. Percorrendo Viale Gorizia respiravo ansiosamente perché pensavo di andare incontro all'ennesimo esame da sostenere. Arrivata con l'ancoraggio ai libri e alla teoria strutturante mi sentivo una studentessa, mi accorsi presto che la Scuola chiede di scoprirsi in tutte le accezioni che il termine comporta.

Stanotte ho sognato un battesimo e nello svolgimento dei dettagli del sogno, che non sto qui a raccontarvi, arrivavo al compimento del diciottesimo anno di età. Non sono una persona legata alla religione ma il suggello del battesimo mi ha fatto venire in mente l'impronta sociale che ci portiamo dentro e l'avvicinarsi della fine della scuola che mi ricorda che ci siamo quasi a diventare "grandi".

Oggi nell'anno del "ci siamo quasi" vorrei raccontarvi come il percorso in Coirag crea un Noi di appartenenza, che ti accompagna. Come quando piano piano cerchi di fare il bagno calandoti in un torrente e ti tieni al cordone per non scivolare ma scivolerai qualche volta, e non sarai solo a rialzarti.

Sin dal primo anno, quando ti affacci in un mondo estraneo e i volti dei tuoi compagni ti sono sconosciuti, ti chiedi come mai nessuno dei docenti sappia darti la risposta certa al tuo quesito, "con quel paziente devi fare così!". Una ricetta non esiste e ti trovi continuamente a rapportarti con ciò che sei, guidato nel gruppo esperenziale. Non sei chiamato ad essere uno studente ma una persona che vuole imparare facendosi attraversare dalle teorie che si apprendono sui libri che bisogna però sfogliare con la permeabilità di sé.

Passare dal sapere al saper essere, un monito che stimola e non ti abbandona. Rabbia, delusione possono affacciarsi quando l'incertezza si fa spazio.

ATTRAVERSAMENTI è la parola che sento caratterizzante la formazione, che spacchetta ogni certezza che ti eri costruito o che avevi creduto ti potesse dare la sicurezza di non sbagliare.

La scuola è divisa in due bienni: il primo passaggio è segnato dall'elaborato di fine biennio che ti offre la prima pensabilità come psicoterapeuta in formazione, quando si espone il proprio lavoro clinico, primo momento di ancoraggio tra clinica, teoria e lavoro gruppale .

L'incontro tra lo specializzando Coirag e il suo paziente é l'incontro tra un pensiero di gruppo complesso, plurisfaccettato. La scuola richiama alla problematizzazione di ogni incontro, di ogni dettaglio dell'altro e di sè costruendo insieme il percorso clinico. Mi arriva un'immagine evocativa che mi riporta al diamante.

Diamante prezioso è forse l'idealizzazione che ha caratterizzato il mio primo biennio nella scuola. "Sono qui per apprendere" e ciò che la scuola mi trasmette è fondativo. Ti sperimenti continuamente, e guardi con occhi contemplativi, a volte, ciò che ti trasmettono gli insegnamenti.

Dalla contemplazione il movimento alla sperimentazione deve avvenire e la tesina della fine del primo biennio ti rende protagonista. Nella mia esperienza tale lavoro ha riguardato un processo clinico sin dall’inizio della presa in carico di una paziente preadolescente, dalla valutazione al percorso di sostegno psicologico.

Ho avvertito Curiosità  e responsabilità personale con accanto molto sostegno e stimoli lavorando all'elaborato nel quale ho raccontato la mia esperienza di tirocinio del primo biennio presso il servizio di Neuropsichiatria infantile sito in Priverno. Timorosa mi apprestavo a sperimentarmi, la sperimentazione di sé come specializzando in psicoterapia ti chiama al confronto continuo e al mettersi alla prova. I continui stimoli che la scuola ti fornisce permettono di accogliere crescita e cambiamento, con tutto quello che ciò comporta.

Non c'è certezza in chi si appresta a diventare psicoterapeuta ma fondazioni teoriche da attraversare e da sperimentare giorno per giorno, incontro dopo incontro.

La minuziosità del quotidiano continuamente ti richiama al "Tollerare l'incertezza". "Si è scelta una professione dalle molto domande" un giorno mi disse il mio analista, quando questa incertezza non riuscivo a tollerarla in me e di fronte al paziente.

Una supervisione affrontata in assetto gruppale richiama al confronto con le menti e fra le menti, fra i clinici che imparano ad appartenere alla comunità dei colleghi come una famiglia che lascia spazio però alla propria creatività vitale.

Il SECONDO BIENNIO

Il terzo anno segna un forte passaggio che chiamerei Abitare-abitarsi, l'osservazione del gruppo terapeutico (gruppoanalisi, psicodramma) ti avvicina alla responsabilità esplorativa rispetto al ruolo di psicoterapeuta gruppale, rispetto alla crescita professionale in tal senso, focus sull’individuo singolo e sul gruppo binocularmente. La conoscenza dell'oggetto, come ci dice Freud, è intimamente legata alla conoscenza di sé. La conoscenza non è mero rispecchiamento della realtà ma frutto di una costruzione fondata sulla relazione dell'osservatore con l'oggetto esterno e l'osservazione ti richiama continuamente a ciò. Osservare – osservarsi.

Abbiamo imparato a fare i conti con la nostra umana imperfezione percorrendo e attraversando gli spazi dell'altro, i nostri, coltivando le connessioni che ci hanno portato ogni anno a Fiesole dove si svolge il Workshop annuale. Le connessioni le senti vive quando la scuola interseca i vari dispositivi gruppali in un luogo di complessità che fotografa il mondo sociale, perché come dice Freud  "la psiche è estesa e di ciò non sa nulla", questo è un concetto che la scuola Coirag ti aiuta ad approfondire e a vivere nell'esperienza didattica.

Il quarto anno è individuazione, riconoscimento, costruzione del proprio lavoro di tesi alla quale io personalmente ho iniziato a lavorare dallo scorso anno con l'inizio dell'osservazione di un gruppo di psicodramma per adulti. L'ultimo anno di specializzazione è una prova di Coraggio, ma non sei sempre solo, apprestarsi al diploma è anche uscire da uno spazio protetto, come psicoterapeuta consapevole.

Mi sento di dire che questa esperienza umana e professionale è un viaggio molto affascinante e ricco di sorprese e oggi, mi sorprendo del fatto che il timore continui ad esserci ma l'entusiasmo esplorativo è cresciuto moltissimo ed è ancora più sorprendente, mi spinge verso la ricerca di autonomia che ha dietro una forte appartenenza.

Poco tempo fa ho sognato di partire per una meta nuova sconosciuta in un pulmino volkswagen, con tutti i compagni della classe del quarto anno, il mio sogno, prima del primo anno, mi vedeva sola in quel pulmino. Questo per dire che la formazione è anche gioia e imparare a mettersi in "gioco". Giocare con i propri oggetti insieme agli altri colleghi e docenti e le tante persone che incontrerai nel cammino, nella formazione, nella clinica e nella vita.

Come recita Niccolò Fabi in "Costruire":

Ma tra la partenza e il traguardo

In mezzo c'è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
E potere rinunciare alla perfezione...

Ho scritto una poesia pensando all'esperienza del "divenire psicoterapeuti", fortemente alle prese con la propria interiorità, continuamente lavorata nella propria analisi.

Panta rei
Un fiume scorre
Torrente
Corrente
Trascina con sé
Fatica
a rimanere fermo
Un tronco
passato roccioso
sicurezza che non fa crescere
Passato da accarezzare
salutare
trasformare
Abbandonarsi
al corso della vita
al movimento
allo scorrere del tempo
allo scorrere di te

Se ti abbandoni
leggerezza sarai
respiro di te diventerai
Lascia andare
Lasciati andare
Quella porta socchiusa
Spalancala
Entra
ad arredare i tuoi spazi
scoprirai
che un passaggio
un terremoto forse
è arrivato a far giacere suppellettili
Quelle parti di te
guardale
sistemale
prima di farne scarto
prima di farne uso (col paziente)
Ciò che passa a stravolgere
è passato a coinvolgere
Calati in quelle acque
che prima ti trascinavano
Scorrono lievi
lente e delicate
sulle tue caviglie
Perché hai scoperto
che la tua certezza
è venuta a cercarti
a ricordarti che sei trasformazione
Continua a scorrere verso valle
non contro la tua corrente
Segui il tuo verso

e accompagna il paziente a scoprire il suo

Diventare psicoterapeuta per me è questo...

Orsola Ranieri