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In una notte generativa di emozioni, il mio inconscio mi chiama a pensare a ciò che vorrei trasmettere a chi come "la me" di quattro anni fa si trova lo sconfinato davanti.

Dopo l'università che ci titola come psicologi ci troviamo a scegliere nel marasma dell'inesplorato il nostro percorso. É solo l'inizio di un viaggio avventuroso, tortuoso, illuminato ma anche ricco di ombre, le nostre ombre, lo sconosciuto dentro di noi.

Oggi al quarto anno di specializzazione ripercorro il ricordo del mio arrivo in Coirag, decine di volte in questi giorni mi è tornato alla mente il mio colloquio di ammissione alla scuola. Percorrendo Viale Gorizia respiravo ansiosamente perché pensavo di andare incontro all'ennesimo esame da sostenere. Arrivata con l'ancoraggio ai libri e alla teoria strutturante mi sentivo una studentessa, mi accorsi presto che la Scuola chiede di scoprirsi in tutte le accezioni che il termine comporta.

Stanotte ho sognato un battesimo e nello svolgimento dei dettagli del sogno, che non sto qui a raccontarvi, arrivavo al compimento del diciottesimo anno di età. Non sono una persona legata alla religione ma il suggello del battesimo mi ha fatto venire in mente l'impronta sociale che ci portiamo dentro e l'avvicinarsi della fine della scuola che mi ricorda che ci siamo quasi a diventare "grandi".

In questi mesi marcati dall’emergenza covid-19 ho fatto esperienza di un servizio di ascolto nato per offrire supporto a chiunque ne facesse domanda. Servizio gratuito e di facile accesso, promosso dal Ministero della Salute.

Questa esperienza mi ha molto interrogata sulla specificità del setting. Cosa lo rendeva singolare? In che modo ha messo alla prova la nostra plasticità di analisti? Come l’ascolto analitico trovava una sua traduzione e manteneva il suo tratto distintivo?

Queste note, scritte nero su bianco, sono un modo per dare forma alle riflessioni che mi hanno orientato nell’ascolto e accompagnato in questa speciale esperienza clinica.

Colgo come primo tratto distintivo il fatto che si tratta di un Setting “aperto alla realtà”…a contatto con la realtà:

  • Un setting che tiene conto e risponde alla domanda: “Cosa succede quando l’esperienza del trauma da individuale diventa collettivo?” In questo contesto più che mai, nei colloqui condotti, abbiamo costatato che “la psicologia individuale è fin dall’inizio psicologia sociale” (Freud 1921)[1].  La separazione - contrapposizione tra di esse perde gran parte della sua rigidità, si vede molto bene la fluidità dei confini: gli affetti sono balzati in primo piano (paura di impazzire e del futuro- rabbia – incertezza -  impotenza - disillusione-  minaccia – pericolo - perdita - ansia – depressione) e si è fatto più difficile negarle, mandarle sullo sfondo. Nei colloqui emerge acuta la domanda: come maneggiare le emozioni?  come curarsene? come superare il senso di inadeguatezza? Una domanda ampia nella quale la richiesta implicita sembra quella di essere aiutati a riconoscere le emozioni, trovare collegamenti inusuali. Si tratta allora di offrire un ascolto attento che muove alla condivisione, alla risignificazione delle emozioni e a contenere il timore di non farcela.

Le perturbazioni psichiche/emotive interrogano il legame sociale. Il legame sociale cerca altre vie.

 

Dalla trasmissione del virus alle tele-trasmissioni e alle tras-missioni on-line, purtroppo anche queste potenzialmente virali (vedi hacker e simili) eccomi qui a dirvi qualche impressione dopo una seduta di psicodramma via Zoom del 10 aprile 2020.

Tras-messa, tras-metto, ovvero metto tra me e l’altro uno schermo divisorio con superficie di vetro e meccanismo interno complesso, ingegnoso e misterioso ai più.

Trasmetto me stessa nella piattaforma, ovvero, per incontrare altri, mi iscrivo in un marchingegno che, almeno all’apparenza, ha forma piatta e incorporea.

L’invito e poi, attraverso un link e un doppio click, incontro volti noti di colleghi-amici di lungo corso per sperimentare con loro un  modo inedito di partecipare ad una seduta di psicodramma, tutti noi  ripresi in cornici che hanno più o meno la forma quadrata o rettangolare . Vedo il mio volto tra altri volti. Un quadratino tra i tanti. Formato 3 centimetri per 4, all’incirca. Sembra la prima pagina  di un quaderno a quadretti vivente e colorato.

OSSERVAZIONE DIRETTA

RESTITUZIONE dell’incontro del 24 marzo 2020        

La preparazione è lunga, facciamo delle prove di connessione a tre: Serena, Giuliana ed io; poi Paola, Serena ed io per concordare un poco gli argomenti e i momenti dell’incontro. Una prova veloce con Beatrice, ma non riesco a trovare l’identificativo di Rosa … Luca non potrà partecipare … si trova in un momento di difficoltà abitativa. Che fatica! Vorrei concentrarmi sui temi affrontati, mettere a fuoco i protocolli già letti, ricostruire il senso di ciascun luogo di osservazione (tutte scuole quest’anno) ma non è possibile … mi ritrovo sprofondata in stupidi, piccoli dettagli cosiddetti tecnici, proprio ciò che, da anni, rifuggo. Finalmente ci siamo, lo schermo si attiva e faticosamente i volti compaiono, uno ad uno, un poco tremolanti. Ogni tanto arriva un suono, io rispondo e compare un volto nuovo: è la stessa cosa che premere il pulsante dell’apertura del portone di Apeiron? Assolutamente no: qui il contatto è immediato, ma precario, impalpabile e legato ai capricci della rete. Provo un poco di imbarazzo, invece dei nostri corpi, distanziati, disposti a semicerchio, mi trovo davanti, vicinissimi, volti e sfondi casalinghi; una realtà intima, se non fosse virtuale. Paola inizia a parlare e, vista la presenza di tre nuove tirocinanti, invita a fare un giro di presentazione, ma la sua voce mi arriva coperta da un rumore gracchiante così fastidioso che vorrei chiudere la mia connessione, che, dopo poco, cade spontaneamente … riesco a reinserirmi ma la presentazione è finita e non mi sono presentata. Ho appena intravisto, per un attimo, non del tutto definiti, i volti delle tre tirocinanti nuove, sono entrata in contatto con loro solo per   brevi whatsapp, che idea avranno di me? E loro, chi sono? Cosa le ha portate qui? Recepiranno le parole dell’osservazione? Vedo ora anche Rosa, Beatrice, per un attimo Ludovica, arriva anche Giuliana e vedo le sue labbra muoversi, ma il suo microfono è spento e non sento le sue parole.