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In questo periodo di emergenza la sezione è dedicata a raccogliere i vostri racconti dalla "zona rossa"

 

Dalla trasmissione del virus alle tele-trasmissioni e alle tras-missioni on-line, purtroppo anche queste potenzialmente virali (vedi hacker e simili) eccomi qui a dirvi qualche impressione dopo una seduta di psicodramma via Zoom del 10 aprile 2020.

Tras-messa, tras-metto, ovvero metto tra me e l’altro uno schermo divisorio con superficie di vetro e meccanismo interno complesso, ingegnoso e misterioso ai più.

Trasmetto me stessa nella piattaforma, ovvero, per incontrare altri, mi iscrivo in un marchingegno che, almeno all’apparenza, ha forma piatta e incorporea.

L’invito e poi, attraverso un link e un doppio click, incontro volti noti di colleghi-amici di lungo corso per sperimentare con loro un  modo inedito di partecipare ad una seduta di psicodramma, tutti noi  ripresi in cornici che hanno più o meno la forma quadrata o rettangolare . Vedo il mio volto tra altri volti. Un quadratino tra i tanti. Formato 3 centimetri per 4, all’incirca. Sembra la prima pagina  di un quaderno a quadretti vivente e colorato.

La prima volta che se ne accorse, fece un sorrisino compiaciuto come per sminuire quella piccola bizzarria di controllare dalla finestra la via sotto casa appena alzato dal letto. Evidentemente ormai lo faceva da chissà quanto tempo, automaticamente, senza rendersene conto. “Così vedo che tempo fa e mi regolo come vestirmi”, disse tra sé e sé per passare oltre e prepararsi per andare al lavoro. Ma col passare dei giorni di quell’inverno insolitamente mite e il ripetersi di quel gesto, egli stesso non si accontentò più di quella banale spiegazione ma non seppe darsene una più convincente. Non era preoccupato per il diffondersi del virus perché era sempre molto prudente nella cura dell’igiene e nell’evitare luoghi affollati. D’altra parte era sempre stato molto attento ad evitare eccessivi contatti al punto da meritarsi, tra gli amici e i colleghi, qualche nomignolo scherzoso che a volte lo faceva un po’ brontolare seccato, ma non troppo. Però fu quando notò il cambiamento nella gente che passava davanti la sua abitazione che si chiese se non fosse intervenuto qualche fattore misterioso che giustificasse quel suo modo di guardarsi intorno, come per scrutare l’orizzonte e scoprire qualche fatto inquietante che stava vagamente intuendo. Aveva colto qualche segnale che annunciava qualcosa di importante? Questo pensiero lo turbò parecchio e quel giorno rimase a lungo in silenzio mentre cenavano, tanto che la moglie gli chiese se ti sentisse poco bene.

OSSERVAZIONE DIRETTA

RESTITUZIONE dell’incontro del 24 marzo 2020        

La preparazione è lunga, facciamo delle prove di connessione a tre: Serena, Giuliana ed io; poi Paola, Serena ed io per concordare un poco gli argomenti e i momenti dell’incontro. Una prova veloce con Beatrice, ma non riesco a trovare l’identificativo di Rosa … Luca non potrà partecipare … si trova in un momento di difficoltà abitativa. Che fatica! Vorrei concentrarmi sui temi affrontati, mettere a fuoco i protocolli già letti, ricostruire il senso di ciascun luogo di osservazione (tutte scuole quest’anno) ma non è possibile … mi ritrovo sprofondata in stupidi, piccoli dettagli cosiddetti tecnici, proprio ciò che, da anni, rifuggo. Finalmente ci siamo, lo schermo si attiva e faticosamente i volti compaiono, uno ad uno, un poco tremolanti. Ogni tanto arriva un suono, io rispondo e compare un volto nuovo: è la stessa cosa che premere il pulsante dell’apertura del portone di Apeiron? Assolutamente no: qui il contatto è immediato, ma precario, impalpabile e legato ai capricci della rete. Provo un poco di imbarazzo, invece dei nostri corpi, distanziati, disposti a semicerchio, mi trovo davanti, vicinissimi, volti e sfondi casalinghi; una realtà intima, se non fosse virtuale. Paola inizia a parlare e, vista la presenza di tre nuove tirocinanti, invita a fare un giro di presentazione, ma la sua voce mi arriva coperta da un rumore gracchiante così fastidioso che vorrei chiudere la mia connessione, che, dopo poco, cade spontaneamente … riesco a reinserirmi ma la presentazione è finita e non mi sono presentata. Ho appena intravisto, per un attimo, non del tutto definiti, i volti delle tre tirocinanti nuove, sono entrata in contatto con loro solo per   brevi whatsapp, che idea avranno di me? E loro, chi sono? Cosa le ha portate qui? Recepiranno le parole dell’osservazione? Vedo ora anche Rosa, Beatrice, per un attimo Ludovica, arriva anche Giuliana e vedo le sue labbra muoversi, ma il suo microfono è spento e non sento le sue parole.

Un altro giorno, un’altra ora, altri minuti da aggiungere ai 103 anni appena compiuti. La signora che lo accudiva, tre volte alla settimana, non di più, perché non gli era mai piaciuto averle intorno quelle donne che chiamavano badanti, italiane, ucraine, rumene, peruviane , le aveva provate tutte e a nessuna aveva concesso di intromettersi nelle sue decisioni, la signora che lo accudiva, appunto, non era riuscita a trattenerlo dall’uscire di casa.  Come sempre. Senza cappello, lo spolverino aperto sul magrissimo torace concavo lasciava intravvedere una camicia a scacchi di chissà quale epoca e un larghissimo paio di pantaloni trattenuti fin quasi al collo dalle bretelle. Ogni giorno,  curvo e col bastone,  Aurelio usciva di casa,  una villetta con giardino dove abitava da solo. I figli, due maschi, anch’essi già anziani, erano lontani, uno all’altro capo del mondo e uno … non ricordava, forse era morto, forse. In ogni caso non provava dolore, l’aveva visto e conosciuto così poco. Almeno gli sembrava.  La moglie l’aveva lasciato da tempo e tra sé e sé si confessava che, nonostante il bene che le aveva voluto, non sentiva affatto il desiderio di raggiungerla!