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“… Gli interrogativi, le incertezze su questa strana esperienza non mancano. Le nostre aspettative e quelle degli altri quanto incidono su ciò che osserviamo? Se siamo troppo concentrati in questa attività non c’è il rischio di lasciarci sfuggire una chiara lettura della realtà? … Osservare, ascoltare. Parole inflazionate, oggi svuotate di significato come amore, libertà, giustizia. Come rinnovarne il senso? Osservare come observare, conservare, custodire con lo sguardo, aver cura … Osservare per metterci in contatto con il mondo esterno e quello interno … Non attendersi nulla, non desiderare di modificare la realtà, non sentirsi responsabili … Fare silenzio per ascoltare … Azzerare il chiacchiericcio della mente!
Osservare come pausa, intermezzo della vita quotidiana”.

Anche numerosi studenti di alcuni licei romani sono stati formati all’osservazione diretta.
I ragazzi mettono generalmente in questa  nuova esperienza quell’entusiasmo, quell’energia, quella capacità di buttarsi che solitamente  mancano all’adulto. E’ come se in un contesto protetto e non valutativo, anzi in un contesto in cui si sente riconosciuto e valorizzato,  l’adolescente accettasse di buon grado e con semplicità la sfida di fermarsi, di riflettere, di liberarsi e liberare la mente dai problemi quotidiani, misurandosi con la pausa che interrompe il tran tran della vita quotidiana.

Il tirocinio post laurea in psicologia ad Apeiron si svolge prevalentemente in due grandi ambiti, distinti tra loro, ma collegati attraverso l'attività dell'osservazione che si trasforma in un momento successivo in scrittura: lo psicodramma analitico e l'osservazione diretta.
    Durante l'anno di tirocinio ho potuto partecipare a diverse terapie di psicodramma svoltesi in setting differenti, ognuno prezioso da un punto di vista formativo. I setting sono stati di tipo individuale, di coppia e di gruppo e sono stati formativi tutti per aspetti simili, che ho potuto però approfondire con maggiore enfasi in un setting o nell'altro, e che mi hanno arricchito sia a livello professionale che personale.

L’osservatore

L’osservatore è qualcuno che, siccome non è ingrato e tutto quello che osserva è qualcosa che gli viene donato, lo restituisce con un sovrappiù di senso. La leggerezza di un sovrappiù.

L’osservatore è uno che – in controtendenza con la crisi globale – riesce a risparmiare il plusvalore e  farne tesoro. Senza interessi.

L’osservatore provoca la metamorfosi, modifica la cittadinanza, evoca l’esotico, incorona i poeti, trasforma il brutto anatroccolo in cigno, un adolescente in Apollo, una spalla in architrave.

L’osservatore è uno che fa domande e insinua il dubbio.
L’osservatore è un sovversivo?
L’osservatore è un rompiscatole.

Marzo 2015  mi vede entrare per la prima volta ad Apeiron, seguendo la spinta del desiderio di poter svolgere un tirocinio che mi permettesse di entrare nel vivo di un processo terapeutico.
Il percorso qui ha avuto inizio con l'addestramento all'ascolto attraverso la metodologia dell'osservazione diretta: imparare ad osservare ed ascoltare, condividendo ed elaborando l'esperienza all'interno del gruppo di osservazione, restituire poi quanto ricevuto, mettendo in luce aspetti meno evidenti e possibilità di cambiamento.